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Cultura ed Eventi

A TRENT'ANNI DALLA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

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Il Muro di Berlino fu abbattuto il 9 novembre del 1989, trent’anni fa. Divideva in due quella che oggi è la capitale della Germania unita, e che la sua divisione non era che la rappresentazione della divisione tra le due Germanie, quella dell’Est e quella dell’Ovest. Abbiamo visto mille volte i graffiti sulle sue pareti, e magari ci siamo fatti pure una foto, o un selfie, davanti al disegno di una Trabant che sfonda il cemento, o a quello di Erich Honecker, il padre padrone della Repubblica Democratica Tedesca, quella comunista, che bacia il segretario del partito comunista dell’Unione Sovietica Leonid Brezhnev.

Nell’autunno 1989 però manifestazioni politiche avevano creato una forte pressione sul governo della Germania Est affinché concedesse maggiore libertà di spostamento. Nella prima serata del 9 novembre un portavoce del governo dichiarò, nel corso di una conferenza stampa, che i tedeschi dell’est sarebbero stati liberi di recarsi in Germania Ovest. Alla domanda su quando tutto questo sarebbe accaduto, esitò e, provocando lo shock e lo stupore dei tedeschi presenti, aggiunse: “Subito”.

Appena i mezzi d’informazione occidentali riferirono che il confine era stato aperto, le persone cominciarono a radunarsi a frotte ai posti di blocco di entrambe le parti. Sopraffatte dal numero di persone accorse, le guardie smisero di controllare i passaporti intorno alle 23.30. A quel punto le persone passavano ormai liberamente da un paese all’altro.

Il Muro fu uno scenario di ingiustizie, proprio al centro di un’Europa che nel passato aveva vissuto lo splendore della cultura, delle scoperte geografiche, delle novità ideologiche importantissime portate dalla Rivoluzione francese, che non si può cancellare dalla memoria.
Ora, a distanza di trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, è difficile pensare che nel cuore dell’Europa civilizzata, qualcuno abbia potuto pensare, realizzare, gestire e giustificare una costruzione così assurda che divide e va controcorrente con ciò che oggi stiamo vivendo, dove tutto è globalizzato e alla ricerca dell’unità.
Ma è giusto ricordare l’ingiustizia del passato e fare in modo che la drammatica situazione della divisione non venga dimenticata, perché sia di insegnamento al mondo intero per una conduzione diversa dei conflitti politici, una gestione più umana, pacifica e costruttiva.

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