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Politica

LE MANI SULLA CITTA’

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Sino ad oggi questa amministrazione si è caratterizzata dalla mancanza assoluta di una politica urbanistica seria, ragionata e di lunga visione. Non c’è traccia di un’idea organica che prenda in considerazione la nostra identità e la storia di questo paese. In mancanza di decisioni politiche serie si aprono grandi opportunità a “fameliche” speculazioni edilizie.

Noi di Articolo UNO Gravina siamo seriamente preoccupati per le sorti della nostra città, per i suoi monumenti storici e il suo ambiente, perché Gravina da sempre si è sviluppata in un armonico rapporto tra il costruito e il suo contesto paesaggistico. Un equilibrio perfetto fra natura e cultura che oggi sembra venir meno.

Ci riferiamo in particolare ad alcuni progetti che sono stati approvati dall’Ufficio tecnico Comunale e che avevano ricevuto pareri negativi dalla Sovrintendenza e dalla Commissione Locale per il Paesaggio; tutti interventi da realizzarsi in ambiti paesaggistici molti fragili e meritevoli di tutela e conservazione, oltreché vincolati da normative paesaggistiche.

Altra questione scottante è quella che riguarda il maestoso SILOS di via Spinazzola che rischia di essere abbattuto. Un edificio entrato a far parte della visione della città (in zona fiera) parte importante della nostra storia. Il Silos, edificato nel 1933, è l’unico segno dell’antica attività agricola e cerealicola del nostro territorio, uno dei pochi esempi in Puglia che possiede specifiche tutele previste dal Piano Paesaggistico Regionale. E’ espressione della nostra tradizione contadina e dell’antico lavoro che si svolgeva sul nostro territorio.

Questo immobile, che dovrebbe rientrare tra le testimonianze dell’archeologia industriale pugliese e che dovrebbe essere dichiarato d’interesse culturale, ha recentemente ricevuto il parere negativo della Commissione Locale per il Paesaggio. Anche in questo caso si prefigura una operazione speculativa irrispettosa e irriverente per la storia che ha rappresentato, con il rischio di essere “riconvertito” in appartamenti tanto simili ad una qualunque periferia.

La politica locale e la stessa Amministrazione non hanno mostrato, sino ad oggi, alcun interesse nell’opporsi a questa approssimativa operazione edilizia nella più totale indifferenza verso i più elementari principi del paesaggio. Tutto tace.

Quindi ci chiediamo a cosa servono i pareri sfavorevoli espressi dalla Commissione locale per il Paesaggio? Non solo: rileviamo come l’Amministrazione non si sia preoccupata, sino ad ora, di individuare tutti quegli immobili che per la loro storia e vetustà possono essere “segnalati” in base ai requisiti del D.Lgs 42/2004. Cosa che farebbe rientrare anche il Silos di via Spinazzola in un vincolo ben preciso.

Vorremmo sapere se si potevano pensare altre soluzioni o altre destinazione per quel manufatto, rispondenti al valore storico che questo possiede.

Noi riteniamo che questa città abbia bisogno d’altro: ha bisogno di un’attenta visione della città, di un nuovo Piano Urbanistico Generale, di uno sguardo particolare alle periferie e, al contempo, riuscire a prevedere il recupero di tutti quei manufatti di edilizia economica e popolare che dopo più di 30 anni risultano fatiscenti, inadeguati dal punto di vista energetico o sprovvisti di servizi essenziali.

Piuttosto questa amministrazione si preoccupasse di capire come mai, in assenza di una forte domanda abitativa, i prezzi delle case sono cosi alti, un mercato gonfiato che non avvantaggia nessuno. Sarebbe opportuno ri-pensare ad una distribuzione abitativa più equa e solidale, guardando alle possibilità economiche delle giovani coppie gravinesi o delle persone meno abbienti.

Assistiamo solo al cospicuo e rilevante ricorso alle demolizioni e ricostruzioni con la legge regionale del Piano Casa e alla scomparsa di vecchi manufatti che caratterizzavano l’urbanistica cittadina, senza alcun beneficio in termini di servizi per la città (attrezzature scolastiche, attrezzature di interesse comune, parcheggi, verde pubblico e attrezzato).

Sottolineiamo come la politica, con i suoi silenzi e con le tante omissioni legislative mai ottemperate sino ad oggi, stia favorendo solo quella parte di società attenta ad interessi edilizi meramente speculativi. A questi si accompagnano nuovi e spregiudicati tecnici, guarda caso molto vicini all’attuale ceto politico, che stanno aggredendo il territorio senza alcun ritegno, contando sulle mancanze e sui silenzi di una politica che, specie a sinistra, avrebbe molto da dire.

Ora che Gravina si sta candidando a diventare set cinematografico, grazie al nostro splendido contesto paesaggistico e ambientale, vorremmo che si puntasse sulla valorizzazione del nostro territorio e non sulla sua aggressione.

Restando in tema cinematografico, vorremmo suggerire la visione del film Le mani sulla città, pellicola del 1963 diretto da Francesco Rosi, che denunciava la corruzione e la speculazione edilizia dell'Italia degli anni sessanta.

Che non accada anche a Gravina, città sin troppo martoriata e ferita da personaggi e attori “specchio” di una realtà sociale e ambientale che culturalmente non ci appartiene.

                                                                                                                                ARTICOLO UNO - Gravina in Puglia

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