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Cultura ed Eventi

come un respiro …

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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario".
Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

Commento:

Oggi, la Liturgia ci invita a riflettere sulla " preghiera", questo “respiro” del cuore. Nella 1ª Lettura, in cui si racconta una strepitosa vittoria del grande condottiero Mosé, che combatte contro un popolo, incontrato nel suo cammino di entrata nella terra promessa, si racconta che, quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk (cf. Es.17,11-13). Nel nostro cammino di ritorno a Casa, alziamo gli occhi al cielo e diciamo: «da dove mi verrà l’aiuto?» (Sal.120). Fin da piccoli, siamo impastati di preghiera; un grido che sgorga dalla nostra debolezza, dal nostro bisogno d’amore e d’affetto. Come quando, una volta, si scavava un pozzo era necessario togliere terreno, pietra e fanghiglia, prima di vedere sgorgare e zampillare acqua limpida; così quando vogliamo che l’acqua della preghiera cominci a sgorgare dentro di noi è necessario sgombrare il cuore e la mente da ogni ostacolo, e, con insistenza ed umiltà, attendere che la “ferita” del nostro grido faccia affiorare il Volto dell’Amato. Se agissimo solo dopo aver pregato, eviteremmo tanti rimpianti! Con una preghiera insistente, costante e “bambina”, sapremmo chiedere al Signore: «Che cosa c’è, Signore, in me che ancora non vedo? Illuminami, Signore, che io possa mutare ciò che devo mutare. E trovare la pace il Te» (Marco Guzzi, Così pregano i poeti, p.51). La preghiera è la semplicità dell'amore che parla, che fa sorgere il sole, che sa che dall'altra parte Qualcuno ascolta. Pregare non è un’arte difficile. Infatti, un contadino povero, nel rincasare la sera tardi dal mercato, si accorse di non avere con sé il suo libro di preghiere. Al suo carro si era staccata una ruota in mezzo al bosco ed egli era angustiato al pensiero che la giornata finisse senza aver recitato le preghiere. Allora pregò in questo modo: «Ho commesso una grave sciocchezza, Signore. Sono partito di casa questa mattina senza il mio libro di preghiere e ho così poca memoria che senza di esso non riesco a formulare neppure un'orazione. Ma ecco che cosa farò: reciterò molto lentamente tutto l'alfabeto cinque volte e tu, che conosci ogni preghiera, potrai mettere insieme le lettere in modo da formare le preghiere che non riesco a ricordare». Disse allora il Signore ai suoi angeli: «Di tutte le preghiere che oggi ho sentito, questa è senz'altro la più bella, perché è nata da un cuore semplice e sincero». La preghiera diventi il “respiro del tuo cuore” e della nostra vita. Don Sante

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