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Cultura ed Eventi

GIORNATA MONDIALE DELLA POPOLAZIONE

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La Giornata Mondiale della Popolazione è l’occasione per evidenziare come, dopo 25 anni dalla Conferenza Mondiale su popolazione e sviluppo, allorché i leader mondiali riconobbero che sviluppo e popolazione sono strettamente correlati, impegnandosi a promuovere la parità di genere e consentire alle donne di partecipare direttamente alle decisioni che riguardano la propria vita, a partire dalla scelta di quanti figli avere e quando, tali diritti siano tuttora negati in gran parte del mondo, con il rischio di non permettere il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Secondo l’ultimo Rapporto di revisione biennale sulle Stime della Popolazione Mondiale presentato lo scorso giugno dalla  Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite che fornisce un insieme completo di dati e indicatori demografici, oggi ci sono 7,7 miliardi di individui che abitano il nostro Pianeta e si stima che al 2050 saranno 9,7 miliardi, per raggiungere i 10,9 miliardi nel 2100, quando presumibilmente si raggiungerà il picco.

Dal 2010, 27 Paesi hanno registrato una riduzione dell’1% o più delle dimensioni della loro popolazione, causata da bassi indici di fertilità, controbilanciata in qualche area da alti tassi di emigrazione. Tra il 2019 e il 2050, si prevede che le popolazioni di 55 Paesi diminuiranno dell’1% o di più, dei quali 26 potrebbero vedere una riduzione di almeno il 10%.

Anche l’Italia, come ha attestato qualche giorno fa l’Istat pubblicando il Bilancio Demografico Nazionale Anno 2018, è entrata in una fase di declino demografico, con ripercussioni socio-economiche preoccupanti.

La maggior parte dell’aumento della popolazione mondiale avrà luogo in Africa, dove agli attuali 1,2 miliardi di individui se ne aggiungeranno, secondo le previsioni ONU, altri 2,8 miliardi.

Secondo il RapportoCambiamenti climatici e povertà”, presentato al Consiglio ONU sui Diritti Umani, che si sta concludendo a Ginevra, per effetto dei cambiamenti climatici, molti dovranno scegliere tra fame e migrazione, tal che il Relatore speciale ha parlato di apartheid climatico “in cui i ricchi possono pagare per sfuggire al surriscaldamento, alla fame e ai conflitti, mentre il resto del mondo è lasciato a soffrire“.

 

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