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Cultura ed Eventi

Papà e Mamma, in ascolto di Dio

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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

 

Commento:

In questa 14a Domenica del Tempo Ordinario, come non mai, la preghiera di Colletta ci presenta una stupenda sintesi della Liturgia della Parola: «O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all’annunzio del tuo regno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace». Si parte dalle radici (Battesimo), per riscoprire la nostra missione (annuncio) e il bisogno di essere assistiti dall’Alto mediante il coraggio apostolico e la piena libertà da ogni dipendenza per poter essere diffusori di amore e pace. L’intera Liturgia della Parola è pervasa dal sentimento della gioia, dell’esultanza e della consolazione. Il “Papa del Sorriso", Giovanni Paolo 1°, affermò, durante l'Angelus del 10 settembre 1978: "Dio è papà, più ancora è madre". Oggi, nella 1a Lettura (cf. Is.66,12-13), viene ripetuto, a più riprese: «voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò…» (cf. anche Os.11). In anni, come i nostri, in cui tutti siamo frettolosi e indaffarati, queste espressioni di alta umanità divina sono motivo di grande consolazione e stimolo. Tra le Braccia divine, possiamo imparare che cosa significhi essere “nuove creature” (cf. Gal.6,15), apprendere quella necessaria preghiera verso il “Signore della messe abbandonante”, che ci manda “come agnelli in mezzo ai lupi”, che vuole la nostra totale dipendenza libera dai mezzi di evangelizzazione (“non portate borsa…», v.4), che ci offre il messaggio da trasmettere (“È vicino a voi il regno di Dio”) e a rallegrarci “perché i nostri nomi sono scritti nei Cieli” (v.20). In un’epoca in cui tutto è all’insegna dell’efficienza, ogni cosa è ben programmata, sembra risentire le parole del grande testimone dello scorso secolo, don Primo Mazzolari: «Quando l’ossessione economica ha afferrato un uomo, non c’è più nulla di sacro: neanche la famiglia, neanche la religione». Rischiamo di essere “pagani verniciati di Cristianesimo” se non sentiamo il dovere e l’urgenza di gridare il Vangelo con la vita. È stato detto “che se sei cristiano, sei apostolo; se non sei apostolo, non sei cristiano”. Essere inviati nel mondo dal Signore può sembrare una follia, forse perché crediamo molto nelle nostre possibilità e facoltà e poco nell’Onnipotenza divina. Ancora il  affermava: «Perdiamo molte battaglie, perché preghiamo poco” (Papa Gv Paolo 1°). Con umiltà e semplicità, accettiamo la grande verità che la predicazione più efficace è sempre la propria vita. Dovrebbe bastare che gli altri guardino la nostra vita per credere che Dio è il nostro Papà e la nostra dolce Mamma. Don Sante.

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