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Storia, Uomini e luoghi

PONTE VIADOTTO ACQUEDOTTO FONTANA LA STELLA (IV PARTE)

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Era il 22 maggio quando il gruppo politico M5S dichiarava di aver fatto richiesta agli atti per avere contezza delle autorizzazioni rilasciate al fine di realizzare l’evento “LUMINA” avvenuto tre giorni prima. Ad oggi non abbiamo nessuna informazione, sono rimasti solo i danni procurati per il posizionamento della ruspa. Per non dimenticare continuiamo a pubblicare notizie storiche attinenti quei luoghi:  

Si restaurò il muro che formava «la parapetta» del ponte dalla parte occidentale, sopra la quale passava l'acquedotto; quest'ultimo fu coperto da pezzi cozzaroli lavorati «a baulle» e «messi continuamente per traverso la lunghezza della fabbrica su cui poggia».

Si rifece il basolato che formava il pavimento della strada che passava sopra il ponte restaurato; «per diminuire la forza delle scosse» che davano alle sottostanti fabbriche le vetture transitanti sul ponte e «per regolarizzare il piano al di sotto del ridetto basolato» si formò un riempimento di terra bianca ricavata dal lavoro dei tufi. Nelle parapette del ponte si crearono 8 aperture dalle quali poteva uscire l'acqua che cadeva sulla strada, esse erano munite di stipiti e architravi di mazzaro a mo' di finestrini; vi furono adattati 2 bastoni di ferro per evitare intromissioni dei ragazzi e dei piccoli animali transitanti sul ponte.

Per tenere a distanza dalla fabbrica sottostante alle suddette 8 aperture l'acqua che cadeva sulla strada, si adattarono dei canaloni di mazzaro.

In modo rasente alla «parapette» del ponte, furono sistemate le «scostarote» di pietra mazzaro, inserite nel selciato e sottoposto terrapieno.

Al pilone d'acqua, sotto le mura della città, si creò un divisorio per adibire una metà di esso agli animali da abbeverare e l'altra metà ai cittadini, che potevano attingere acqua con «langelle e barili.

Si fece, inoltre, opera di sollevamento dell'altezza della prima metà del pilone di rinforzo per impedire che il peso dell'acqua facesse crollare il muro di cinta, di agevolazione nell'attingere acqua con una scala di 2 gradini di mazzaro lavorato liscio.

Si ricostruì il pilone per uso lavabiancheria nel masso tufaceo, lungo palmi 24, largo palmi 7, alto palmi.

Per rendere più facile l'accesso al pilone sotto le mura, si aprì una seconda strada molto più breve rispetto a quella che proveniva dalla «porta Capuana», proprio dalla «così detta porticella». Sotto questa strada nuova si costruirono 2 piccoli occhi di ponte per far passare l'acqua di due strade interne, ed esattamente di «cavato S. Andrea e di San Giovanni Evangelista». La stessa strada fu munita di un selciato rustico, le cui pietre furono trasportate «dal fondo della Gravina a schiena d'asino, alla distanza di circa mezzo miglio, per via molto ripida e disagevole».

Come si può vedere i lavori di intervento furono di varia entità, investirono tutta la struttura monumentale e accanto a quanto è stato riportato sopra, si possono aggiungere tanti altri dettagli, compresi quelli del cantiere di lavoro.

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