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La iconoclastia selvaggia di preti e laici

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In tutta sincerità ed onestà, mi sento di condividere la lettera aperta, inviata dal dott. Michele Laddaga a don Giovanni Bruno, parroco della Madonna delle Grazie. Non solo per gli aspetti evidenziati, quanto anche per i retroscena, a dir poco oscuri, che la vicenda nasconde. Da notizie ed informazioni attinte, pare che la decisione di sostituire la storica statua sia stata assunta personalmente dall'attuale presidente dei Lions, senza che questi avesse coinvolto gli organi ufficiali e decisionali del sodalizio. Se queste voci troveranno i dovuti riscontri e conferme, a maggior ragione è da considerare un fatto inaudito; impossibile da concepire, perchè in spregio alle regole democratiche. Comunque sia, anch'io ritengo che sia una iniziativa inutile, dispendiosa, offensiva per la memoria storica dei gravinesi. Purtroppo, spiace ricordare che su questa chiesa pare si abbatta da tempo, un vento iconoclasta assurdo quanto inconcepibile. Per volere del precedente parroco, sia pure con motivazioni storiche molto labili, se non infondate, anche da un punto di vista teologico, ci fu il cambio del titolo della chiesa: da Madonna delle Grazie a Madonna della Grazia, con l'annesso cambio anche della toponomastica stradale Un cambio di nome che, fortunatamente, non comportò aspetti giuridici compromettenti. Un cambio di nome che, il Ministero dell'Interno, la ripartizione degli Edifici di Culto, non convalidò mai, tanto da lasciare intatta la vecchia dicitura e dizione del sacro tempio. Ora, il cambio della statua, la sostituzione inutile ed inopportuna di una immagine che non versa in condizioni di degrado, tenuto conto, come scrive Laddaga, che la statua fu restaurata una quindicina d'anni fa. In questa nostra città, un sodalizio come i Lions, di nobili tradizioni e di sano mecenatismo, se vuole avere cura del patrimonio storico e culturale che va o è andato a malora, non avrebbe tempo per pensare alle idiozie personalistiche di qualcuno che si è inventato il secchio dell'acqua calda. Certo, spiace che di mezzo sta andando una reliquia, un oggetto sacro, ma, purtroppo, gli uomini, sprovveduti, laici e preti, che non mancano su questa faccia della terra, si coalizzano, senza rendersi conto di essere i primi e i peggiori iconoclasti. Senza rendersi conto di macchiarsi di obbrobri mostruosi tali da farli passare alla storia negativa della nostra città, la quale non avrebbe bisogno di questi individui, di questi soggetti, ma di persone serie che sappiano esercitare bene le loro professioni e i loro ministeri sacerdotali

Questo è un commento di "LETTERA APERTA A DON GIOVANNI BRUNO"