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Cultura ed Eventi

LETTERA APERTA A DON GIOVANNI BRUNO

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Riceviamo e pubblichiamo:

Caro don Giovanni questa proprio no!

Tu sai quanta stima abbia nei tuoi confronti, maturata fin dai tempi del seminario ma questa proprio no, non riesco a mandarla giù; ieri sera è stata la celebrazione eucaristica più triste della mia vita e sentir dire che è pronta una nuova statua della Madonna delle Grazie, ha rappresentato per me un colpo al cuore. In realtà la notizia non mi era nuova, mi era stata soffiata da un amico; questi, incuriosito, avrebbe voluto da me la conferma. All’epoca eri parroco pro-tempore di San Sebastiano; la sera mi sono precipitato da te e, a una mia specifica domanda, hai risposto che non si trattasse di un nuovo simulacro ma di un restauro; la cosa mi sorprese comunque perché la statua attuale è stata restaurata una quindicina di anni fa e né si presenta, ancora oggi, la necessità. Ma dico: con tutti i problemi, le esigenze, le emergenze e le problematiche che affliggono tante famiglie, che bisogno c’è di fare una statua simile a quella esistente? E poi si va a sostituire una statua storica, quasi secolare, che ha rappresentato e rappresenta un punto di riferimento per la città e la diocesi, che ha visto tante persone versare lacrime e chiedere intercessione, che ha ricevuto offerte votive anche di valore, che è stata incoronata e benedetta da un papa Santo, san Giovanni Paolo II e, alla fine, accantonata in  soffitta! tu non puoi ricordare, perché non c’eri, quando la statua veniva portata in processione, per le vie cittadine, tra una marea di fedeli o quando, nel piazzale dell’ospedale civile di Gravina, gli ammalati si prostravano ai suoi piedi! Sono ricordi indelebili! E’ vero si tratta di una statua, ma anche un simulacro, nella sua rigidità, rappresenta un volto, un’anima, un afflato, un’empatia! Ritengo che anche il popolo gravinese non approverebbe ciò!  Il coinvolgimento dovrebbe avvenire a monte non a valle: ti prego, se puoi, torna sui tuoi passi, mi sa tanto di spreco di denaro. E come se si sostituisse la Madonna di Lourdes, di Fatima o il quadro di Pompei o facessimo un San Michele nuovo in cattedrale! E in ultimo senza soppesare il denaro speso, direi ai Lions, encomiabili per le numerose iniziative: liberi di spendere i soldi come volete, ma, nella circostanza non vi era null’altro da offrire alla città rispetto a una fotocopia? Ai posteri l’ardua sentenza!

Con la stima di sempre

Michele Laddaga 

Commenti (1)
La iconoclastia selvaggia di preti e laici
1Lunedì, 10 Giugno 2019 08:07
Pinuccio

In tutta sincerità ed onestà, mi sento di condividere la lettera aperta, inviata dal dott. Michele Laddaga a don Giovanni Bruno, parroco della Madonna delle Grazie. Non solo per gli aspetti evidenziati, quanto anche per i retroscena, a dir poco oscuri, che la vicenda nasconde. Da notizie ed informazioni attinte, pare che la decisione di sostituire la storica statua sia stata assunta personalmente dall'attuale presidente dei Lions, senza che questi avesse coinvolto gli organi ufficiali e decisionali del sodalizio. Se queste voci troveranno i dovuti riscontri e conferme, a maggior ragione è da considerare un fatto inaudito; impossibile da concepire, perchè in spregio alle regole democratiche. Comunque sia, anch'io ritengo che sia una iniziativa inutile, dispendiosa, offensiva per la memoria storica dei gravinesi. Purtroppo, spiace ricordare che su questa chiesa pare si abbatta da tempo, un vento iconoclasta assurdo quanto inconcepibile. Per volere del precedente parroco, sia pure con motivazioni storiche molto labili, se non infondate, anche da un punto di vista teologico, ci fu il cambio del titolo della chiesa: da Madonna delle Grazie a Madonna della Grazia, con l'annesso cambio anche della toponomastica stradale Un cambio di nome che, fortunatamente, non comportò aspetti giuridici compromettenti. Un cambio di nome che, il Ministero dell'Interno, la ripartizione degli Edifici di Culto, non convalidò mai, tanto da lasciare intatta la vecchia dicitura e dizione del sacro tempio. Ora, il cambio della statua, la sostituzione inutile ed inopportuna di una immagine che non versa in condizioni di degrado, tenuto conto, come scrive Laddaga, che la statua fu restaurata una quindicina d'anni fa. In questa nostra città, un sodalizio come i Lions, di nobili tradizioni e di sano mecenatismo, se vuole avere cura del patrimonio storico e culturale che va o è andato a malora, non avrebbe tempo per pensare alle idiozie personalistiche di qualcuno che si è inventato il secchio dell'acqua calda. Certo, spiace che di mezzo sta andando una reliquia, un oggetto sacro, ma, purtroppo, gli uomini, sprovveduti, laici e preti, che non mancano su questa faccia della terra, si coalizzano, senza rendersi conto di essere i primi e i peggiori iconoclasti. Senza rendersi conto di macchiarsi di obbrobri mostruosi tali da farli passare alla storia negativa della nostra città, la quale non avrebbe bisogno di questi individui, di questi soggetti, ma di persone serie che sappiano esercitare bene le loro professioni e i loro ministeri sacerdotali

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