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Storia, Uomini e luoghi

LA VIA PROTOSTORICA DEL PIANORO MADONNA DELLA STELLA (III PARTE)

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La careggiata della strada protostorica è larga circa 1 metro e 50 cm. E presenta profondi solchi paralleli con un cordone centrale in larga parte evidente. E’ chiaro che essa è stata prodotta nel tempo, almeno a partire dal neolitico medio, dalla continua frequentazione. La larghezza del fondo carreggiato e i suoi solchi fanno pensare all’uso dei plostra (carri) specialmente in età peucezia e romana per il trasporto di cose e persone. A metà percorso la strada costeggia il lato sinistro del quadrilatero che costituisce il piano di calpestio di una casa peucezia. Della carreggiata, evidente subito dopo la casa ancora per una decina di metri, si perdono le tracce; queste ultime sono state coperte dallo strato di breccia. Sarebbe opportuno rimuovere tutto il materiale incongruo che è stato aggiunto insieme a quello che il tempo ha sedimentato sul fondo, per valorizzare tutto il tratto di essa, fino all’innesto con la mulattiera che conduce a Botromagno, sua naturale continuazione. Questa strada non è l’unica. Sembra che tutta la collina di Botromagno sia il polo di irraggiamento di tante carreggiate e non può essere altrimenti perché Botromagno costituisce il nucleo abitativo più importante di tutto l’insediamento sul territorio. Una seconda strada scende dalla collina a va a terminare nell’area sepolcrale prossima alla chiesa del Padre Eterno. Una terza strada che origina sempre da Botromagno è evidente nel punto di innesto con la Sant’Angelo-Santo Stefano nel punto in cui nel ’94-’95 furono scoperte tombe tra cui una della tipologia a camera, e fu evidenziata anche l’area così detta dell’opificio (un’area artigianale, dotata di fornace e di pozzo). Una quarta, detta via dei Greci, la più importante, che collegava l’astu (parte alta della città) con il corridoio della fossa bradanica. Sembra che questa incroci il fondo carreggiato nella calcarenite in prossimità dei resti della chiesa rupestre di Santo Stefano, a ridosso del ponte sulla Gravina, ben conservato. Si potrebbe continuare ad libitum, nell’elencazione di tracciati vari intorno alla collina, ma questo basti per una semplice esemplificazione. Non si eccede se si afferma che tutta l’areache definiva la chora di Botromagno presentava una fitta rete viaria… Di questa fitta rete viaria inntorno a Gravina si è ben accorto Paolo Rumiz, nel suo viaggio alla ricerca della via Appia: “Il solido tufo di Gravina fa sì che il segno dell’Appia si perda in un labirinto di tracce di carriaggi e antichi marciapiedi…”

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