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Storia, Uomini e luoghi

IL PONTE SULLA GRAVINA: LUOGO DEL CUORE DEI GRAVINESI (II PARTE)

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Il ponte è il cordone ombelicale che lega in una unione indissolubile tutti i luoghi che hanno conosciuto la storia di una comunità in tutte le sue fasi dal Paleolitico in poi. Il ponte rende evidente questa unione ed è cifra di luoghi ricchi di storia e di narrazioni. Negli ultimi tempi il ponte, grazie allo scenario suggestivo, è diventato location di films; si ricordi “Pane e Libertà”, narra la biografia del grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio. La scena iniziale è incentrata sul ponte e riprende un Di Vittorio giovane, reduce di guerra (1915-18), che percorre il ponte e va incontro alla moglie che sta lavando i panni e va incontro alla moglie che sta lavando i panni al lavatoio. Le stesse scene si sono girate qualche giorno fa per il film “Pinocchio”, regista Garrone.

Se si preserva il ponte si valorizza, di conseguenza, tutto l’immenso serbatoio della facies rupestre con le sue chiese, le sue abitazioni, i suoi tratti antropici, naturalistico-ambientali, si valorizza tutta l’area archeologica dell’antica Silvium e della civiltà bizantina. Non si deve permettere di tagliare il cordone ombelicale, la naturale continuità dei luoghi che, grazie al ponte, si conserva e se ne fruisce dal punto di vista turistico. In tutti i visitatori-fruitori di questi beni ambientali e storici, il ponte funge da matrice, da punto di partenza per il viaggio nella bellezza. Tutti i visitatori provano una forte suggestione alla vista del ponte.

Una testimonianza fra le tante: riportiamo in breve quella del giornalista Antonio Massari (Repubblica 6 febbraio 2004): “L’unica lampadina è penzolante, il tramonto già sfuma nel buio e il Ponte si inarca verso il basso, come una strettoia, verso il regno dei morti. E’ un attimo: la collina di Petramagna scompare nella notte insieme con la sua antica necropoli, e non ti resta che questo filo di pietra sotto i piedi, Sembra portare nel nulla e ti lascia senza fiato”.   

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