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Cultura ed Eventi

“... evangelizzazionee cellulare"

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il
Padre siamo una cosa sola».

 

Alcune riflessioni:

Oggi, vedere un pastore che guida delle pecore è piuttosto raro. Ai tempi di Gesù, vedere un pastore era un evento ordinario: vari greggi erano alloggiati di notte in un unico recinto; di buon mattino, ogni pastore chiamava le sue pecore ed esse, riconoscendo la voce della propria guida, lo seguivano docilmente. Oggi molte voci e molti “pastori” parlano, urlano…Si parla nelle Comunità, nei diversi gruppi, in casa, nei vari ritrovi e “locali”, in cui si adunano giovanissimi e giovani e adulti…ma quanti “ascoltano”? Chi è degno di essere ascoltato? «L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» (Paolo VI). Gesù invita: “Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Mt.9,38). Quante veglie e intenzioni di preghiere fervide perché ci siano consacrati, e, una volta che il “Signore della messe” ce li dona,…"li facciamo fuori", in un modo o nell’altro! Il “vero ascolto” è quello che “trafigge il cuore”. Ce ne parla la 1^ Lettura: «All’udire queste cose (raccontate da Pietro) si sentirono trafiggere il cuore…» (At.2,37). Come può ancora oggi “trafiggere” un Vangelo ormai addomesticato dalla nostra distrazione e accidia?! Le vocazioni possono piovere nuovamente dal Cuore del Pastore Bello, solo se le nostre preghiere nasceranno da cuori religiosamente immersi nell’ascolto, solo se le nostre “porte” non si chiuderanno in recinti di interessi individuali e diventeranno porte aperte sull’Altro e sul cuore del fratello. Le nostre stesse porte delle Comunità e dei Gruppi sono luoghi aperti a risposte che saziano e riempiono i cuori? E, per quanto ci riguarda, siamo docili alla Voce dell’Unico Pastore? Siamo un po’ tutti «come pecore senza pastore» ogni volta che Lui ci parla e noi seguiamo il “pastore-bandìto” di turno. Abbiamo, forse, dimenticato l’arte dell’ascolto, che ci rende capaci di distinguere la Voce di Dio da quelle accomodanti e facili odierne. Affinare l’arte del saper ascoltare è cominciare a costruire la nostra vita e il nostro progetto sulla Roccia-Cristo, imparare ad ascoltare più religiosamente la Parola, che ha il potere di salvare le nostra vita. È Gesù il Buon Pastore che «mi fa riposare», «mi conduce», «mi guida», che «mi dà sicurezza». Nel nome di Gesù, amiamo di più i nostri pastori, fragili icone di vita del Buon Pastore! Rendiamoli felici con una nostra gioiosa e ossequiente collaborazione. Alziamo la voce per chiamare con la suadente voce della testimonianza; il nostro parlare, il nostro comunicare, alla scuola di Gesù che ci parla, diventerà una comunicazione, un annuncio, una “ evangelizzazione cellulare”: ricevere la Parola e comunicarla con quella facilità con cui si apre un cellulare, si apre una comunicazione vitale ed interessante, sulla vita di quanti sono affamati di Parole Vere. Don Sante

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