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Cultura ed Eventi

TARALLO E TRADIZIONE ORALE

         

            Il tarallo dell’Immacolata a Gravina                          

“La nascita e storia du piccilatiddǝ o tarallo dell’Immacolata è simile alle storie del tarallo realizzato da quella mamma che saziò i suoi figli come quella dei fornai napoletani. Una storia di poveri che si saziano con l’aiuto della Provvidenza della Immacolata.

           Gravina era una città ricca di ogni ben di Dio ma solo poche famiglie godevano di tutto.

La maggior parte degli abitanti stentavano a sfamarsi. In occasione delle festività i ricchi e i benestanti si deliziavano di tutti i beni che producevano e avevano ma non si preoccupavano dei poveri e bisognosi che desideravano seguire le consuetudini e le tradizioni legate ad alcune ricorrenze di feste religiose ed essere in regola con tutte le devozioni.

I poveri, comunque, nonostante le loro miserie cercavano, a modo loro con quello che avevano e come potevano: osservare il comandamento divino (santificare le feste), rispettare le usanze delle vigilie e dei giorni festivi.

“In occasione della festa dell’Immacolata, diceva la bisnonna Isabella: -  Le povere mamme, si recavano ai diversi molini e frantoi che operavano a Gravina ed elemosinavano un po’ di farina, dicendo che l’avrebbero usata per fare u piccilatiddǝ (tarallo) dell’Immacolata ed educare i figli al culto della Vergine Immacolata, promettendo loro quel tipo di pane bianco come premio se avessero fatto il digiuno la mattina della vigilia e se avessero pregato e implorato il perdono della Madonna. Altre donne chiedevano alle vicine benestanti ciò che occorreva per far il tarallo.

I mugnai accontentavano le questuanti donando la farina necessaria per il loro bisogno. Non mancavano benefattrici e benefattori che tramite alcune confraternite distribuivano farina, lievito, sale ed ingredienti necessari per confezionare i taralli. Si creava un clima di solidarietà che consentiva a tutte le famiglie indigenti di realizzare la speciale ciambella profumata e assicurare, soprattutto, ai bambini, la gioia di mangiare pane bianco, semplice e puro come la Vergine Immacolata, pregno, oltretutto della carità dei mugnai e dei benefattori. Un modo singolare e appropriato per onorare l’Immacolata”. –

 

                    Fedele RAGUSO

 

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