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Cultura ed Eventi

I taralli dei fornai di Napoli

Matilde Serao (1856-1927 - romanziera, critica letteraria, giornalista) ci dà ampie informazioni sui taralli inventati e propagati dagli ingegnosi fornai di Napoli prima del 1884 con articolo giornalistico. L’argomento ‘taralli’ venne, poi, ampiamente trattato ed esplicitato nell’opera “Il ventre di Napoli”, edita per la prima volta il 1884.

Il Ventre di Napoli è metafora dei fondaci presso il porto napoletano brulicante di gente denutrita e famelica: dunque metafora dello stomaco vuoto dei napoletani, che bisognava riempire a tutti i costi. Ci pensarono a riempirlo, come fu possibile, i fornai di Napoli, sin dal Settecento.  Essi raccoglievano i ritagli della pasta con cui avevano preparato i pezzi di pane, vi aggiungevano strutto di maiale e parecchio pepe e li impastavano realizzando delle strisce sottili di impasto, che attorcigliavano, formando dei tarallini che cuocevano in foro insieme al pane.

Quei tarallini venivano venduti a bassissimo prezzo e in molti casi donati ai poveri squattrinati a cui chiedevano in cambio il servizio di vendita per tutta Napoli. Nacquero così, la professione del “Tarallaro”. I tarallari, ogni mattina, appena sfornavano i tarallini li ponevano in un cesto, li coprivano con una coperta per conservali caldi e giravano per i quartieri poveri e richiamavano ad alta voce l’attenzione con il: “Comprate i tarallini caldi e profumati”.

Taralli e tarallini, ennesima invenzione della creatività dei napoletani, procuravano benessere per tutti: ai fornai che non buttavano gli sfredi, al popolo che si sfamava a bassissimi costi, a disoccupati che diventavano commercianti.

I taralli, inizialmente, venivano consumati solo da poveri e avventori di osterie che li accompagnano al vino scadente.  Il popolo benestante, pian piano, cominciò a consumarli nelle versioni con varianti che loro stessi commissionavano.

Quel cibo povero si diffuse ampiamente e si perfezionò e migliorò con varianti ghiotte e ricercate, tanto da essere ingrediente per aperitivi e antipasti sulle tavole aristocratiche.

Quelle ciambelle e ciambelline, ricercate per i loro molteplici sapori e per il loro digeribile nutrimento. germogliarono in tutto il meridione d’Italia e diedero vita a piccole e medie aziende di produzione, sviluppando un fiorente commercio con  esportazioni, che si moltiplicano a macchia d’olio.

 

                 Fedele RAGUSO

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