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Storia, Uomini e luoghi

70 anni dopo, nel ricordo del Carabiniere Antonio Bonavita

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Il 14 luglio 1948 il segretario generale del PCI, l’onorevole Palmiro Togliatti, subì un attentato quasi mortale per mano di uno squilibrato subito etichettato come fascista, certo Antonio Pallante. Il gesto e l’atto criminale furono subito stigmatizzati dal partito e dal CGIL, che per il giorno successivo organizzarono uno sciopero generale nazionale. Durante queste manifestazioni il clima, già di per se pesante, degenerò fino a far registrare morti e feriti. Purtroppo, Gravina non fu esente dal dover presentare alla storia un conto pesante. Perirono, da subito e nel giro di due giorni due manifestanti: Michele D’Elia e Vito Nicola Lombardi. La peggio la ebbe anche un carabiniere. Antonio Bonavita, di origini calabresi, nato ad Amantea, in servizio provvisorio e di rinforzo nella nostra città, prestando servizio effettivo a Bari. Un terzo cittadino gravinese, Luigi Schiavino, presente sul teatro degli scontri,morì, a distanza di alcuni mesi, e non in seguito alle ferite riportate, ma per complicanze postoperatorie I due morti civili, già noti alle forze dell’ordine, furono ritrovati in possesso di armi e munizioni.. Al servitore dello stato capitò sorte peggiore. Aggredito, ferito, sanguinante, attaccato come un trofeo ad una macchina fu portato in giro per le vie cittadine fino a condurlo presso la sede della Camera del Lavoro, dove pensarono di finirlo tra insulti, sputi, colpendolo e ferendolo ulteriormente. Trasportato quasi in fin di vita all’Ospedale militare di Bari, spirò dopo due giorni. Di questo sacrificio, di questa morte atroce e assurda, pur tra ricordi e recriminazioni, il PCI locale, maggiore colpevole di questo odioso e vile crimine, non ha mai voluto mai fare cenno, grazie anche alla complicità di quanti avrebbero dovuto rompere il cordone e le catene dell’omertà e, invece, hanno decretato la duplice morte accompagnata dall’oblio e dalla disonestà intellettuale. Doveva cadere la cortina del silenzio, della dittatura del silenzio. E così è stato per oltre 60 anni. Fino a quando non mi sono deciso a rispolverare carte, documenti di famiglia, degli archivi e a ricostruire la vita di questo ragazzo ventottenne ucciso da criminali, da esagitati, da delinquenti, così come accertarono le indagini successive. Pubblicai un profilo biografico di Bonavita, Medaglia d’Argento al Valor Militare, “Gravina: Antonio Bonavita il Carabiniere dimenticato”, con l’intento che gli potesse essere riconosciuta la intitolazione di una strada o la Stazione dei Carabinieri di Gravina. Grazie alla sensibilità degli alti vertici dell’Arma il mio desiderio fu soddisfatto con la cerimonia di intitolazione della nuova Stazione CC di Gravina, avvenuta il 16 aprile 2010, a cui partecipò, in rappresentanza del Governo italiano, il sottosegretario del Ministero dell’Interno, l’Onorevole Alfredo Mantovano, unitamente a tutte le più alte cariche della Benemerita: il Generale di Corpo d'Armata, Maurizio Scoppa, Comandante Interregionale Ogaden,; il Generale di Brigata Aldo Visione, Comandante Regione Puglia; il Colonnello Antonio Bacile, Comandante Provinciale dell'Arma, il sindaco di Gravina onorevole Giovanni Divella.e a tutte le numerose autorità civili, militari e religiose. Nutrita la rappresentanza della famiglia Bonavita, capeggiata da Filomena Bonavita, nipote del giovane carabiniere, che ebbe l’onore di essere la madrina di tutta la manifestazione. Una civica amministrazione di sinistra, qualche anno prima, in occasione della ricorrenza del triste episodio, era luglio 2005, seppe fare solo un gesto volgare, offensivo, blasfemo: intitolare lo spazio antistante in cui avvennero gli scontri, con una lapide in cui furono accomunati vittima e carnefici. La città di Amantea, grazie al mio impegno e a quello di alcuni familiari, con un’apposita cerimonia solenne, svoltasi il 27 marzo 2011, alla presenza dei famigliari del giovane caduto e del comandante provinciale dell’Arma, riuscì a rendere più degna sepoltura ai martoriati resti, riallestendo la tomba nello stesso cimitero in uno spazio più dignitoso. E ad intitolargli una strada nella frazione Gallo, luogo in cui era nato. A 70 anni da quel 14 luglio 1948, in cui Gravina scrisse una delle pagine peggiori della sua storia, dove, purtroppo, si registrano falsità storiche, mistificazioni e interpretazioni faziose, ho ritenuto giusto rendere un ulteriore omaggio a chi fu, volutamente, dimenticato dalle colpevoli istituzioni cittadine, perché , purtroppo, le mistificazioni.

Giuseppe Massari

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